I ragazzi, per
ricostruire questo sport che ha dato
lustro a Saltara, hanno incontrato due giocatori del bracciale, Ceccarelli
Biagio e Simoncelli Aminto i quali per l’occasione hanno portato a scuola anche il loro bracciale.
I ragazzi hanno voluto accarezzare le punte acuminate, hanno letto la data di
fabbricazione (1946) e poi si sono
disposti in cerchio ad ascoltare le loro memorie.

Biagio, Aminto e Lillo (Stefano Ceccarelli) costituivano la squadra del
Saltara (Aminto il BATTITORE, Biagio, la SPALLA, Lillo il TERZINO). Hanno
giocato sempre insieme , insieme hanno sfidatole squadre avversarie dei paesi
più vicini ( Mombaroccio, Mondolfo, Fano)
e quelle dei centri più lontani (Faenza, Bagnacavallo, Macerata, Treia)
“Prima di sfidare
le squadre avversarie, i giocatori
ricordano, ci allenavano, nei momenti lasciati liberi dal lavoro, nel campo
situato dietro le mura del castello. Ci allenavano da soli , senza
l’aiuto di nessuno e quando la data
degli incontri con le squadre avversarie
si avvicinava,intensificavano gli allenamenti.
Durante le partite i giocatori indossavamo pantaloni alla zuava ,
camicia bianca con maniche corte ed una
cintura di colore blu . Ai piedi, scarpe da tennis e calzini fino al ginocchio”
Il gioco del bracciale non era sponsorizzato da nessuno, solo la
società sportiva “A. Omicioli”, la quale si occupava dell’organizzazione delle
partite, cercava di coprire le spese ( bracciale, palla, trasferimenti …) con
le offerte dei tifosi. Tanto era il
desiderio di vincere che si cercava di lottare fino al limite delle proprie
forze, ricordava Aminto e, quando
raggiungevamo la vittoria, aggiungeva Biagio, la soddisfazione era immensa e ci
sentivamo ripagati di tutto l’impegno e
la fatica riversati nella preparazione!
Non sono mancati momenti difficili, aggiungono entrambi, ma siamo
riusciti a superarli ed abbiamo sempre ripreso a giocare con grinta, voglia di
vincere.
Lo stesso spirito di lotta lo abbiamo poi mostrato nel combattere il
fascismo. Il gioco del bracciale e stato
quindi una “palestra di vita”
Ma i ragazzi non possono fare a
meno di chiedere: ”Visto il grande entusiasmo
perché poi avete abbandonato questo sport ?”
E i giocatori: L’età che avanzava, gli impegni familiari e di lavoro, ma anche la costruzione di abitazioni
vicine ai campi sui quali si disputavano
le partite , ci spinsero ad abbandonare questo sport.
Infatti le palle lanciate dal
bracciale,finivano spesso contro i vetri delle finestre e provocavano danni e
la società sportiva non sempre era disposta a pagare. Inoltre si
diffondevano anche altri sport, come il gioco del calcio, che suscitavano
maggiore interesse e quindi questo
gioco venne abbandonato.